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Mose, Expo & C: condannati all'illegalità?

Gli scandali legati alla corruzione e all'abuso di potere si susseguono in Italia in una rinnovata stagione di Tangentopoli

di Chiara Santomiero

pubblicato su Aleteia il 16/06/2014

Mose ridL'inchiesta sul Mose, che ha rivelato l'intreccio di affari, corruzione e cattiva politica legato alla realizzazione del progetto di tutela della laguna di Venezia, è solo l'ultima vicenda di abuso di gestione della cosa pubblica che sembra dover funestare quasi in modo inesorabile il nostro Paese, nonostante la "madre di tutti i processi" -che fu la celebrazione di Tangentopoli negli anni '90 – e l'introduzione di nuove norme sembrava avessero segnato una decisa inversione di tendenza. Aleteia ne ha parlato con il professor Luigino Bruni, docente di economia politica all'Università Lumsa di Roma.

Cosa insegna la vicenda del Mose a distanza di oltre vent'anni da Tangentopoli?

La vicenda del Mose, che si lega alle altre di queste giorni relative all'Expo e alla Guardia di finanza - tanto che impropriamente si parla ormai di "scandalo", dovendo lo scandalo rappresentare un'eccezione e non la regola -, dimostra per prima cosa che in questi anni abbiamo selezionato una classe dirigente pessima. Non solo in politica ma anche nell'impresa, le elites del Paese sono state selezionate in maniera sbagliata. Quando un sistema è malato e una società è in crisi – come aveva dimostrato Tangentopoli –, il risultato è che verso il potere sono attratti i peggiori. Se la rappresentanza politica, infatti, viene fatta coincidere con i privilegi, il potere, l'interesse personale, chi si è candidato a tutti i livelli in questi anni, non solo alla Camera o al Senato ma anche a livello amministrativo, negli enti locali, si è candidato per questo. Per ricreare una vocazione politica che significa perseguimento del bene comune diventa allora necessario riportare a tutti i livelli persone mediamente oneste, nè santi nè eroi. E ce ne sono molte. Poichè infatti l'esercizio del potere ha attratto i peggiori, coloro con meno morale della media, la classe politica attuale non è un campione rappresentativo del Paese, non è la sua "foto". Da queste vicende emerge, inoltre, un messaggio più generale da raccogliere.

Quale?

Il peso rilevante che ha assunto l'economia nella vita di tutti i giorni, l'enfasi data al denaro, aumenta l'avidità e la corruzione sembra il pass-partout magari anche per la vita eterna. Un mio maestro in economia affermava "in un mondo in cui il denaro compra tutto, tutto diventa denaro". Il pan-economismo – tutto è economia – è qualcosa che misuriamo ogni giorno, anche nel linguaggio dei politici: si parla solo di efficienza, costi, benefici, il governo della cosa pubblica come un'impresa. Bisogna rimettere il denaro al suo posto e non al centro di ogni cosa, quasi fosse il dio di una religione pagana.

Allora è vero che è una questione di ladri piuttosto che di mancanze di regole?

Non credo in una civiltà che tenta di combattere la corruzione aumentando le regole e la repressione. Piuttosto andrebbero premiate le virtù. A Napoli, nel Settecento, dopo che Cesare Beccaria aveva pubblicato "Dei delitti e delle pene", Giacinto Dragonetti pubblicò un trattato di contenuto morale "Delle virtù e dei premi", per indicare che occorreva premiare gli onesti. Dovremmo cominciare a dare premi agli onesti per ricordarci che esistono, così come dovremmo raccontare le storie di non corruzione per avere sempre presente che non tutto è disonestà. Anche questo serve come terapia, così come per curare un tumore serve aggredirlo con la chemioterapia, ma anche attraverso l'infusione di cellule staminali.

Lei ha scritto un libro intitolato "Economia con l'anima": possiamo continuare a sperare che non si tratti solo di utopie?

Io prendo molto sul serio l'espressione del primo capitolo della Genesi quando si dice che Dio, dopo aver creato l'uomo, vide che era cosa "molto buona e molto bella", mentre la creazione delle altre cose era solo "buona". La vocazione al bene nell'essere umano è molto profonda anche se questi può ammalarsi e sbagliare. Inoltre un terzo messaggio che si può trarre dalla vicenda del Mose e dalle altre è che bisogna stare attenti a non fare l'errore di pensare che tutti quelli che sono in politica o in economia oggi siano tutti corrotti, altrimenti questo ci fa cadere nel cinismo e nella sfiducia mentre dobbiamo avere ben presente che non siamo condannati a convivere con la corruzione. Bisogna ripartire dai più giovani e dalla scuola. Ai miei tempi la campagna contro il fumo condotta nelle scuole a livello capillare produsse l'effetto che molti di quelli della mia generazione oggi non fumano, mentre il fumo è più diffuso tra gli attuali studenti. Dalla scuola elementare occorre educare alla legalità, al bene comune, all'importanza di pagare le tasse. La Costituzione deve essere studiata da tutti e non solo dagli studenti universitari. Non bisogna perseguire utopie, ma guardare agli avvenimenti con ottimismo realista.

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