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L’edc come via per il rinnovamento dei carismi

Logo_Brasile_2011_rid2Panel 3 "Aspetti istituzionali e dimensione culturale", 28 maggio 2011. Riportiamo l'intervento integrale di Sr.Alessandra Smerilli

L’edc come via per il rinnovamento dei carismi

di Alessandra Smerilli

Quando nella storia irrompe un carisma, grande o piccolo che sia, inizia un processo di cambiamento, che va ad interessare tutti gli aspetti della vita 110528_Ginetta_Smerillidell’uomo. Senza i carismi dei Fondatori di Ordini e Congregazioni tra Seicento e Novecento, solo per fare un esempio, la storia degli stati europei sarebbe stata ben diversa; gli ospedali e l’assistenza sanitaria, la scuola e l’istruzione, la “cura del disagio”, sono stati senz’altro frutto di politiche pubbliche e di “istituzioni”, ma  certamente i carismi, hanno fatto da apristrada, da innovatori in questi terreni di frontiera dell’umano.

Carisma viene dal greco kharis, grazia, che letteralmente significa: “ciò che dà gioia”; in kharis c’è anche la radice della parola gratuità.  La gratuità è quell’atteggiamento interiore che porta ad accostare ogni essere vivente, ogni persona, ogni attività, la natura, se stessi,  con la consapevolezza  che  tutto ciò non sono “cose” da usare, ma realtà da rispettare e amare perché hanno un valore proprio che la persona accoglie e riconosce come buono.
Luisa de Marillac, Francesco di Sales, Giovanna di Chantal, e poi Don Bosco, Scalabrini, Cottolengo, Don Calabria, Francesca Cabrini, Alberto Hurtado, Ernesto Shaw, hanno ricevuto in dono occhi per vedere nei poveri, nei ragazzi di strada, negli immigrati, nei malati, in tutti coloro che vivono un disagio, qualcosa di grande e di bello per cui valesse la pena spendere la  vita.  Centinaia di migliaia di persone li seguirono, attratti e ispirati da quei carismi. Il carisma è dunque un dono di occhi capaci di vedere cose che gli altri non vedono.

 

L’economia di comunione, nata anch’essa da un carisma, si sta rivelando negli ultimi anni un prezioso strumento perché tutti i carismi possano esprimere in pienezza la loro nota distintiva nella Chiesa e nella società.

La cultura che promana dall’EdC, infatti, riesce a dar luce ai carismi e nello stesso tempo li richiama alla propria vocazione originaria: avere occhi nuovi per rispondere ai bisogni sempre nuovi.  Solo per fare un esempio, la rilettura della beatitudine della povertà fatta negli ultimi anni nell’EdC ha ispirato molti carismi a ritrovare l’essenziale del proprio agire; così come le riflessioni sui beni relazionali, sulla reciprocità e sull’arte della gratuità dentro l’economia e le organizzazioni hanno dato nuovo slancio all’agire dei carismi nell’oggi.

A livello più concreto, L’EdC è un esempio per una rinnovata gestione delle opere dei carismi: una gestione che sa mettere insieme efficacia, efficienza, comunione e missione.

Il carisma, infatti, si esprime e diventa visibile attraverso la missione e le opere concrete, che, proprio perché espressione del carisma, possono essere definite organizzazioni a movente ideale.

Le opere sono tali perché il movente che le ispira (o che ha ispirato la loro costituzione) non è primariamente il profitto né elementi solo strumentali ma un movente ideale, cioè una missione, una “vocazione”, un carisma.

In altre parole, l’attività che si svolge non può essere, né praticamente né logicamente, distinta dal risultato che si vuole raggiungere: l’attività è parte costitutiva dello scopo per cui si opera.

Questo vuol dire che la gestione delle opere richiede professionalità.  Quello però che distingue le opere di un carisma dalle imprese for-profit o pubbliche, è che pur facendo le stesse cose (assistenza, educazione, ecc.) hanno una motivazione diversa, una motivazione ideale inscritta nella loro stessa missione e natura. L’importanza della motivazione ideale spinge ad una gestione innovativa e creativa, capace di garantire vitalità al carisma e dare qualità alla vita.

In questo particolare momento storico, gli istituti religiosi, devono confrontarsi con forti sfide, legate alla diminuzione delle vocazioni, all’aumento dell’età media dei membri, alla realtà delle opere che diventa sempre più complessa, ad un coinvolgimento sempre maggiore di collaboratori laici nella missione.  Coinvolgimento non progettato, ma frutto di risposte ad emergenze.

La sfida più grande è quella di riuscire a portare avanti le opere, sapendole gestire bene, per assicurarne la continuità. Davanti a questa sfida si potrebbe incorrere in due errori, entrambi mortali.  Il primo errore è quello di cercare l’efficienza e la professionalità a tutti i costi (asservendosi alle tecniche aziendali), con il rischio di perdere il carisma per la strada. E un’opera carismatica che perde il carisma  è destinata alla morte. Il secondo errore  è quello di credere che basti la buona volontà per rivitalizzare le opere e assicurare continuità e vitalità al carisma. Dietro questa visione si nasconde la paura che occuparsi di gestione sia un po’ come soffocare il carisma. Ma il continuare a gestire in modo poco competente, in questo tempo di complessità, potrebbe essere pericoloso e potrebbe portare a fare errori senza ritorno.

In questo momento così particolare per la vita degli istituti religiosi, l’EdC si presenta come una proposta innovativa, che può aiutare il loro rinnovamento gestionale, senza cambiarne la natura, proprio perché l’EdC è essa stessa espressione di un carisma, e ne vive tutte le dinamiche. Non a caso l’ultima enciclica, la Caritas in Veritate cita l’EdC come modello per una civilizzazione del mercato, dell’economia e della società .

Certo, l’EdC non è l’unica proposta esistente per questo genere di situazioni. Ci si potrebbe allora chiedere quali siano le differenze tra altre proposte e l’EdC in questa particolare missione.

Credo, innanzitutto, che l’EdC, essendo espressione del carisma dell’unità, possa aiutare a far risplendere e risaltare il carisma originario: il carisma dell’unità non si sostituisce agli altri carismi, ma li mette in luce, e nello stesso tempo li riporta al loro dover essere. E’ esperienza di questi ultimi anni che, a contatto con l’EdC, le opere dei carismi riscoprono la propria vocazione originaria, i religiosi capiscono più chiaramente cosa devono tagliare e cosa potenziare, e soprattutto si comprende meglio il ‘come’ fare tutto ciò.

In secondo luogo l’EdC, proponendo un modello di impresa che per sua natura riesce a tenere insieme efficienza e comunione, si presenta come esempio ideale per le opere dei carismi, che pongono alla base del loro agire la comunione, ma che allo stesso tempo non riescono sempre ad andare avanti in maniera efficiente. La maggior parte dei bilanci delle opere dei carismi (in particolare scuole, ospedali, ecc.) non arrivano al pareggio e questo deriva a volte dal non avere una mentalità gestionale nei confronti delle opere, a volte dalla mancata efficienza nella gestione.  Tutto ciò è anche frutto dell’operazione culturale che ha in qualche modo stravolto il senso della gratuità riducendola, come è solito affermare Luigino Bruni, a limoncello alla fine di un pasto, qualcosa di gradevole, ma tutto sommato non necessario per l’economia vera. L’idea, inoltre,  è che la gratuità all’interno delle organizzazioni possa essere dannosa e creare inefficienze: categoria importante, dunque, nella sfera privata, ma da eliminare nelle organizzazioni e nella vita pubblica. In questo modo la gratuità è stata espulsa dalle imprese che cercano l’efficienza… e l’efficienza non è stata presa in considerazione da parte di chi vuole fare della gratuità il proprio stile di vita e di azione. L’EdC in questo panorama si pone come un faro, proprio perché è sua caratteristica distintiva riuscire a stare sul mercato e nello stesso tempo informarlo di gratuità.

Le buone prassi che si vivono all’interno delle imprese EdC, e che sono il respiro della cultura propria del carisma dell’unità, stanno diventando un grande patrimonio a servizio delle opere dei carismi, che iniziano a rinnovare le proprie pratiche gestionali.

Sono molte ormai queste esperienze, almeno in Italia, con diversi ordini religiosi, e sarebbe bello vedere da qui al 2031 aumentare questo tipo di collaborazioni in tutto il mondo.

Infine, l’originalità della proposta EdC è anche nel metodo, fatto di collaborazione alla pari, di non imposizione di un modello standardizzato (come è prassi di molti consulenti), ma di ricerca insieme delle soluzioni adeguate per lo sviluppo dell’opera nella piena rispondenza all’intuizione originaria dei fondatori, in modo che possa rispondere ai nuovi bisogni dell’oggi.

Quest’ultima caratteristica credo sia legata al fatto che l’EdC sia nata dal genio femminile di Chiara Lubich: un modo nuovo di fare impresa che valorizza le potenzialità femminili, legate alla relazione, alla gratuità, alla flessibilità, all’intuizione, e che non ha paura di esprimere la propria fragilità e vulnerabilità. Aspetti, questi, che fanno dell’EdC un segno profetico per il mondo delle imprese e non solo per i carismi. Il mondo dell’economia, infatti, da una parte ha espulso la dimensione del prendersi cura, delle relazioni, della vulnerabilità e della fragilità, affidandole alla vita privata, e in particolare al mondo femminile, rendendo di fatto spesso impossibile che molte donne possano coltivare anche una loro vocazione professionale; dall’altra, espellendo la vulnerabilità e la cura ha reso la vita lavorativa un luogo spesso invivibile perché la vulnerabilità e la fragilità sono condizione dell’umano, di ogni uomo e di ogni donna. C’è dunque bisogno di una nuova cultura, che riporti l’umano tutto intero dentro le imprese e credo che l’EdC abbia questa vocazione.

Finora ci siamo soffermati sull’importanza della proposta EdC per le opere che nascono dai carismi, ma sono convinta che anche il mondo dei carismi, con la sua storia di secoli, abbia molto da dare all’EdC, che è invece un’esperienza giovane. In particolare le opere dei carismi hanno superato felicemente vari passaggi generazionali, hanno sperimentato e cercano di sperimentare pratiche non verticistiche di governance, in esse ogni ‘dettaglio’, che potrebbe apparire secondario, è espressione della cultura del carisma. Di tutto questo l’EdC può beneficiare.

Infine, i carismi che vengono in contatto con l’EdC  fanno risaltare la sua vocazione ad essere a servizio delle attese dei più poveri.  Servire i carismi è stare dalla parte dei poveri, dei più bisognosi, di coloro di cui nessuno ama occuparsi. Servire i carismi è dunque contribuire alla realizzazione del ‘nessuno era bisognoso tra loro’.

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