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Venti anni di Edc

Logo_Brasile_2011_rid2Panel 1 "Imprenditore e impresa", 26 maggio 2011. Riportiamo l'intervento integrale di Armando Tortelli, presidente Prodiet

Venti anni di Edc

di Armando Tortelli

110526_Ginetta_TortelliNel 1991, quando Chiara ha lanciato il progetto EdC io non ero presente. Venendo poi a sapere di questo momento straordinario vissuto qui insieme al popolo brasiliano, è stato inevitabile tornare indietro di alcuni decenni, quando negli anni 70, Chiara Lubich chiamava i giovani del nostro movimento a "Vivere per la propria gente". In quell’epoca, usavamo i nostri fine settimana per andare alle favelas nelle quali trovavamo i nostri fratelli più bisognosi, che ci accoglievano e ci davano occasioni di vivere per loro. In pratica, trovavamo in loro la reciprocità con quelli che erano poveri, semplici, indifesi, però gente che aveva un cuore che batteva e con questo ci amava, facendoci dono delle loro necessità.

Sono stati molti i giovani che hanno vissuto questa splendida esperienza di donazione cercando di costruire un mondo più fraterno. E quanto sono state diverse le strade poi intraprese da questi giovani! Alcuni, dopo anni di impegno, hanno compreso che la via per i cambiamenti che ambivano era la politica. Altri, si sono inseriti nei diversi movimenti sociali. Altri ancora, forse sfiduciati, sono rimasti “per strada”.
Dopo 15 anni, arrivando al 1991, la storia ha voluto fare del Brasile la terra in cui è nata l’EdC, risposta a tutti quelli miei (nostri) aneliti, che sono anche dentro la nostra cultura, nella rivoluzione d’amore che Chiara ha insegnato quando ci ha rivolto quell’invito.

Nell’EdC ho trovato la stessa risposta degli anni 70, però in un modo diverso: abbiamo un progetto che non è solo capace di aiutare i bisognosi, ma di offrire a tutta l’umanità una nuova via in cui il capitale a servizio dell’uomo trasforma la vecchia cultura in nuove vie di luce, risposta a me, a tanti di quei giovani degli anni 70 e a tutte le persone dei nostri giorni.

Quando sono diventato un imprenditore dell’Economia di Comunione, ho trovato la realizzazione a portata di mano e ad ogni giorno di questi venti anni nasce e rinasce in me questa convinzione.

Così è stato fin dalla prima volta che ho capito che il DARE dell’EdC, in tutte le sue espressioni, è sinonimo di realizzazione della persona dell’imprenditore e, partendo da questo, l’altro non è visto come un “aiutato” ma come attore e protagonista della vita dell’imprenditore stesso. 
A parlare di questi 20 anni dell’EdC nella mia vita, rischio di rovinare la bellezza della storia che l’EdC ha costruito e mi ha dato sia con i colleghi di lavoro, sia con i concorrenti, sia con migliaia di persone con cui ho avuto e tutt'ora ho contatti nella mia attività. Sì, perché sono convinto che l’EdC è molto più grande della nostra storia personale in cui la nostra partecipazione è soltanto una: Dare il nostro sì! Poi, di conseguenza ne cogliamo i frutti e tra questi sono anche i dolori. Tuttavia, abbiamo imparato in questo periodo che pure le difficoltà fanno parte del mosaico che costruisce piano piano questa storia straordinaria.

Nel caso mio e per il fatto di avere un’attività ad alto rischio, sono state molte le prove in questi 20 anni: la corruzione, assalti per diverse volte, persecuzioni da parte di persone coinvolte col traffico di droga e tante altre situazioni. Mi ricordo ancora il giorno in cui, qui al Polo Spartaco, la nostra azienda è stata assalita da una gang di oltre 30 persone. Dopo che i ladri hanno portato via tutto, era venerdì, abbiamo pensato di approfittare della domenica per radunare i dipendenti e fare una grande festa. Avevamo una sola certezza in cuore: lunedì sarebbe arrivato e non avevamo una altra cosa da fare che ricominciare. Ci siamo detti: nell’EdC siamo più audaci che i ladri... E così abbiamo fatto.
Ginetta Cagliari ci ha insegnato che "ricominciare" dovrebbe essere il nostro secondo nome e questo ha fatto parte della mia e nostra storia da 1991 ai giorni di oggi.

Passato questo lungo periodo della mia vita come imprenditore, anche se piccolo dal punto di vista storico, sento chiaro che l’EdC è una grande rivoluzione culturale, capace di ILLUMINARE la strada di molti, di modo speciale di un esercito di persone che attingono a questa luce, attori anonimi con i quali forse non abbiamo neanche un contatto, ma sono ravvivati dalla vita dell’EdC nelle nostre aziende.

Spesso mi domando: perché l’EdC provoca tale impatto nel mondo attorno a noi e così tante persone sono interessate a saperne di più? La mia esperienza mi fa vedere che “sì, abbiamo la risposta che l’umanità sta cercando” e, pur essendo in pochi e la nostra esperienza non sia ancora così espressiva, l’UMANITÀ BEVE A QUESTA SORGENTE, quindi, proprio per questo, mi accorgo ogni giorno che la luce che guida l’EdC viene dal Cielo, viene da Dio e per questo trasforma tanti cuori.

È per questo che la nostra esperienza di EdC ci mette accanto a grandi imprenditori, politici di tutti i livelli, intellettuali, studiosi diversi, mezzi di comunicazione, ecc. Si tratta di una nuova cultura che va avanti. È il mondo nuovo che accoglie persone che lo vogliono costruire tutti i giorni, la fraternità che avanza nell’economia portando la speranza a molti e la luce per l’umanità di domani.

In Brasile abbiamo creato l’Associazione Nazionale per un’Economia di Comunione – chiamata Anpec-EdC – che in questi anni, tra l’altro:
* è servito da trait d'union tra i poli imprenditoriali nel raccogliere delle risorse per il progresso delle sue nuove costruzioni;
* ha ricevuto e destinato risorse delle aziende EdC;
* ha collaborato agli eventi EdC come  i Congressi Nazionali e Regionali;
* si è fatta presente al Forum Sociale Mondiale per presentare l’EdC a persone di diverse nazionalità;
* ha promosso l’edizione di un libro che riporta un po’ della vita dell’EdC in tutto il Brasile per essere donato agli azionisti dei poli;
* si é impegnata nel mantenere vivo il dialogo tra le aziende associate con lo scopo di costruire “ponti di comunione” nel dibattito su problemi legati alla gestione;
* ha dato forte impulso nelle traduzioni del sito ufficiale e al tempo stesso è stata di riferimento per far circolare le notizie sia per il sito sia tra le commissioni locali.

Ora, stiamo facendo un passo importante trasformando l’Anpec-EdC in un ente capace di raccogliere fondi per le aziende EdC, per promuovere, in primo luogo, la comunione tra i nostri imprenditori. Tale cambiamento  vuole innanzitutto trovare soluzioni a partire dalla comunione nella GESTIONE DELLE AZIENDE che ci sembra essere il nostro più grande problema. Per tornare reale queste azioni, stiamo creando un fondo per unire le risorse da destinare in modo responsabile con le garanzie di ritorno ai nostri associati.

Dopo 20 anni, sento il forte desiderio di donarmi completamente all’Economia di Comunione. Proprio pensando a questo, dal 2009 nelle mie aziende stiamo lavorando fortemente nella gestione del passaggio generazionale. A questo scopo, abbiamo firmato un contratto con una ditta specializzata in questo lavoro di Governance Aziendale per preparare le aziende a questo passaggio, predisponendo la successione ai figli , con regole chiare in tutto quello che tocca la vita degli azionisti (soci e figli) che è fondamentale che vengano messe in pratica. Abbiamo capito che la famiglia va preservata e l’azienda ha bisogno di continuità. Sappiamo che in genere nelle aziende famigliari è vero il contrario: o la famiglia si disaggrega oppure l’azienda soffre FORTI COLPI quando succede il passaggio generazionale.

Da noi, questo passo si sta concretizzando con professionalità per la quale fondatori e successori costruiscono insieme il futuro dell’azienda. Certo, non è un processo facile o semplice. Vengono chiesti grandi passi e serietà, ma oggi, essendo nella tappa finale di questo cammino possiamo affermare che siamo sulla buona strada con regole chiare e con la garanzia della continuità dei valori dell’EdC, discussi, scritti e firmati da tutti i membri della famiglia nell’ACCORDO DEI SOCI E NELLE REGOLE DI GESTIONE.

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