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Quell’atterraggio su San Paolo

Interviste ai “testimoni” dei primi 20 anni di Edc

Quell’atterraggio su San Paolo

intervista a Eli Folonari

di Antonella Ferrucci

Eli_Folonari_ridEli Folonari ha accompagnato spesso Chiara Lubich nei suoi viaggi, essendone la più vicina collaboratrice. Era con lei quindi anche durante quella visita alla comunità brasiliana dei Focolari del 1991 che vide la nascita dell’Economia di Comunione. Le chiediamo qualche ricordo di quei giorni.

Eli, eri accanto a Chiara quando siete atterrate su San Paolo, hai vissuto con lei quel momento, cosa ricordi?

Ricordo benissimo quel momento. Sono con Chiara e stiamo atterrando su San Paolo e l’aereo fa alcuni giri prima di poter atterrare.

Chiara vede questa grande differenza fra i numerosi grattacieli e, attorno, sulle colline che circondano la città, le favelas, case poverissime, tantissime, tantissime. Rimane impressionata da questa disparità: anche da noi ci sono persone ricche e persone povere, ma non c’era confronto fra la nostra società e quella del Brasile. Questa impressione aveva dentro, appena scese dall’aereo.

Poi arrivati alla nostra cittadella lì, parlando un po’ con l’uno e con l’altro, ha espresso questa sua preoccupazione. Tra gli stessi membri del Favelas_San_Paolo_CN_ridmovimento c’erano degli abitanti di queste favelas. E fu’ lì che dopo qualche giorno le venne una idea, che a me sembrò molto nuova.

Idea che lanciò il 29 maggio 1991, e che venne poi definita Economia di Comunione…

Si. Sappiamo che i cristiani dovrebbero aiutare i poveri, dando loro quello che gli avanza .. invece no, Chiara disse qualcosa di diverso: “dobbiamo impegnare gli imprenditori a realizzare sempre più utili, quindi a migliorarsi sempre come imprenditori, per guadagnare di più e gli utili distribuirli”. Potè in quell’occasione rivolgersi ad un buon numero di imprenditori, facendo loro questa proposta, che valorizzava il loro lavoro, anzi, lo incrementava. Spiegò che nell’azienda tutti avrebbero dovuto contribuire, rendersi conto di questo impegno sociale: anche all’interno dell’azienda doveva esserci la comunione. Non dovevano sussistere divisioni troppo forti fra dirigenti, impiegati, operai: ciascuno doveva contribuire secondo le proprie capacità: quello che sa fare un operaio non è detto che lo sappia fare un imprenditore, e viceversa. Chiara valorizzava tutti i protagonisti dell’azienda, ogni persona e ogni compito nell’amore scambievole, per contribuire tutti insieme al miglior rendimento dell’azienda. Un rendimento che non doveva essere solo per il bene dell’azienda ma anche per il bene della società, soprattutto per i poveri, per chi non riesce ad andare avanti, tante volte non per demerito proprio, ma per la situazione generale. Lì parlò della suddivisione degli utili in 3 terzi: Chiara era molto concreta, andava subito sul pratico.

Eli Folonari e Chiara Lubich in Brasile nel 91Lo stesso giorno Chiara incontrò un gruppo di giovani universitari..

Nel pomeriggio di quel giorno Chiara incontrò i giovani: a loro affidò lo sviluppo di una nuova teoria che potesse promuovere una società nuova. Disse loro di buttarsi e di dedicare questo periodo di studio ad approfondire questa nuova idea:” io adesso vi dico una idea ma poi l’applicazione concreta, sotto un aspetto o l’altro, il vantaggio che potrà portare sia nell’economia aziendale che in quella di un paese o di una nazione, lo dovete approfondire e sviscerare voi.”

Cosa ricordi delle reazioni che seguirono?

L’idea nuova lanciata da Chiara in Brasile venne comunicata a tutto il Movimento e si diffuse rapidamente in tutto il mondo: tante furono le reazioni già nel primo anno: già da subito più di un centinaio di aziende aderirono e si misero a disposizione dicendo a Chiara: anche noi vogliamo vivere così, seguendo questa linea. Più tardi, soprattutto dal Brasile e dalle Filippine, arrivavano gli echi di queste famiglie povere che testimoniavano cosa era stato per loro ricevere qualcosa di più, poter far studiare un figlio o avere un posto di lavoro. E poi erano loro stessi a dire –e Chiara era molto colpita da questo- “non occorre più che adesso ci aiutiate perché siamo arrivati ad essere autosufficienti.” Non si sentivano più poveri, volevano anche loro cominciare a “dare”.

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