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L’EdC nell’Europa orientale

L’EdC nell’Europa orientale

di Maja Calfová

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.31 - maggio 2010

N31_Pag._10_Maja_Calfova_2Ascoltando un brano musicale si può capire che la bellezza della musica dipende dalla melodia suonata dai vari strumenti così come dalle pause che questi fanno. Le pause non si “sentono” ma in esse si smorza la bellezza della melodia. Senza la pausa la musica non avrebbe il suo colore e la sua atmosfera. Il tempo di una pausa è importante. è un passaggio silenzioso.
Così, i paesi dell'Est in un concerto di EdC mondiale. Nella loro storia c' è un passaggio.

I primi tempi

Nel 1991, quando nasce l'EdC, i paesi dell'Est Europa erano appena usciti da una politica di regime in cui la libertà non esisteva. Josef Veselý dalla Cechia1 scrive: “Ma il terreno per l'idea di EdC c'era; Chiara ci ha dato un orientamento molto importante nel mondo dell’economia che ha iniziato a svilupparsi. C'era la sete per le informazioni, per le esperienze, studiavamo l'Enciclica Centesimus Annus, dove vedevamo l’EdC come nello specchio”.
I nuovi governi facevano le riforme in tutti gli ambiti della vita civile, venivano modificate le strutture, nascevano le istituzioni. Tutto con la stessa gente di “ieri”. Le stesse persone che non sapevano come funziona il mercato avrebbero dovuto creare le regole per governarlo.

Peter, un imprenditore slovacco, racconta la storia della prima azienda EdC (un fondo finanziario) nata nell’agosto 1991, in Slovacchia: “Da una parte N31_Pag._11_Azienda_Est_Europeonulla era chiaro, non c'erano le informazioni, bisognava cambiare mentalità; dall'altra c'era una grande voglia di seguire l’intuizione di Chiara e fare dell’impresa un veicolo di ‘redistribuzione’”. Ascoltando Peter oggi, dopo alcuni anni, dopo le ferite e le cadute, si evidenzia un fatto: il tempo è necessario per il cambiamento; quel tempo nel quale si vive, soffre, lavora, sperimenta e si mettono le radici. Nei nostri paesi dopo l'annuncio di Chiara sono nate parecchie aziende in Cechia (10), in Ungheria (5), in Slovacchia (4) e in Croazia è nato il Polo “Faro”. Le aziende e le attività produttive collegate con il Polo “Faro” sono 12 della Croazia, 6 della Serbia, 2 della Bulgaria e 4 della Romania2.

Sono passati 20 anni dalla rivoluzione ed i paesi dell'Est vengono ancora chiamati “economie di transizione”. Alcuni paesi sono già parte dell’UE, altri membri sono associati, altri lo saranno in futuro.
Com’è la situazione nel Sud-Est Europeo oggi? Minka Fabjan3 della Croazia dice: “... l’economia in transizione, con la mancanza di esperienza imprenditoriale, la corruzione, la  disoccupazione (dal 20-40% - salario medio tra i $200 e i $500 al mese); i prezzi sono quasi gli stessi dell’Occidente. Tra i 1000 indigenti, 220 famiglie vivono al limite della povertà.

N31_Pag._10_Mariapoli_Faro_2Tutti assieme dall'Est Europa

La prima iniziativa nei nostri paesi è stata il congresso EdC per l'Est Europa a Faro (Croazia) del marzo 2009, a cui hanno partecipato imprenditori, economisti, studenti, studiosi e molte altre persone interessate all'EdC, provenienti da Slovacchia, Cechia, Romania, Bulgaria, Serbia, Macedonia, Slovenia, Russia, Ungheria e Croazia.
Ciascun paese, ciascuna regione scopre il proprio disegno, quando ama. Amando, si apre alle necessità degli altri, vede e abbraccia le povertà accanto a sé, si fa uno con il popolo d'oggi e pensa a quelli che verranno.

Per vent’anni siamo stati destinatari di aiuti internazionali, non solo finanziari, ma anche di know-how e soprattutto dell'amore gratuito dei nostri veri N31_Pag._10_Cittadella_Farofratelli dell'Ovest. Ora tocca a noi prendere l'iniziativa, metterci a disposizione degli altri, dare, anche se continuiamo ad avere sempre bisogno d’aiuto.
Dobbiamo fare la nostra parte e continuare a sperimentare ancora più profondamente che colui che dà, riceve. Sono già tante le esperienze imprenditoriali, le iniziative e le attività in cui si scopre l'importanza e la bellezza dell'EdC nei nostri paesi.  
Una delle idee è quella di creare una comunione tra tutti gli interessati all’EdC e costituire un’organizzazione per facilitare la condivisione. Tutto nasce dalla vita, dall'unità tra le generazioni, tra i paesi.
C’è bisogno di sognare, di credere e di voler “sudare” per cose grandi. Anche l'Est Europa vuole dare il suo contributo perché “tutti siano uno”.
Scopriamo la vocazione nei nostri cuori e facciamo fiorire i nostri paesi.


1  Josef Veselý, Mariapoli Faro -Convegno internazionale dell’EdC per l’Est Europa, 28.2-1.3.2009
http://edc-online.org/index.php/it/idee-forza/poli-produttivi/polo-mariapoli-faro/460-polo-mariapoli-faro.html
3  Minka Fabjan, incontro delle Commissioni 9-11 aprile 2010

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