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Economia di Comunione: un’alternativa sostenibile nell’agire economico

Nell'ambito della serie di eventi dal titolo: "Città: mosaico di relazioni - Arts and Culture reshaping urban life", conferenza dal titolo:

Economia di Comunione: un’alternativa sostenibile nell’agire economico

Intervento di Alberto Ferrucci

Finalborgo (SV), 14 novembre 2010

Logo_FinalborgoIn questi giorni il G20 a Seoul ha approvato il nuovo assetto del Fondo Monetario Internazionale concordato dopo anni di trattative tra i ministri delle finanze dei 20 paesi in una riunione preparatoria.
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E' un segno che il mondo sta cambiando: nato nel 1944 a Bretton Woods per definire un nuovo ordine economico, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, il FMI ha funzionato per 66 anni come la banca predisposta ad erogare prestiti agli stati in difficoltà, condizionandoli alla adozione di politiche economiche orientate a risanare i bilanci statali; in passato ne ha usufruito anche l'Italia.

 

Non di rado però le politiche suggerite mettevano al primo posto non gli interessi del paese ma degli enti creditori e quelli delle aziende estere che vi operavano provenienti dai paesi principali azionisti del Fondo. In questi casi in pratica si riportava in vigore, con l'arma dei prestiti da concedere o meno, quindi in modo apparentemente meno cruento, la politica delle cannoniere, usata fino al '900 da USA e dalle potenze coloniali quando gli interessi delle loro aziende venivano in qualche modo intaccati; si inviavano  navi cannoniere davanti ai porti, pronti se necessario a rovesciare i governi per mettere al potere persone più ossequienti.

Nel nuovo assetto del FMI la comunità europea lascia a Brasile ed India due dei suoi seggi permanenti; la Cina aumenta  la sua partecipazione al Fondo oltre il 6 %, affiancando così il Giappone e ponendosi alle spalle degli Stati Uniti che continuano ad averne il 17 %.
Il nuovo assetto dovrà essere ratificato anche dal congresso USA, che però dovrà farlo se vorrà  evitare che il dollaro con grave danno per la economia americana perda il privilegio di moneta di scambio internazionale: gli accordi in formulazione tra paesi emergenti lo farebbero prevedere, visto che si ipotizza  l'accordo "4R" che fissa un rapporto di valore tra Real brasiliano, Rublo russo,  Rupia indiana e  Remimbi cinese: esso renderebbe possibili scambi commerciali senza passare attraverso il dollaro.

Questa evoluzione da un mondo unipolare ad un mondo multipolare non sta avvenendo per la comune volontà dei governanti di perseguire il bene comune, ancora una volta i veri attori del cambiamento sono i rapporti di forza economici.

D'altra parte non ci si può aspettare nulla di diverso, in un mondo pervaso di consumismo, "quella religione - afferma l'economista Luigino Bruni - che va molto più in profondità del comunismo o del fascismo, perché ti entra dentro,  ti svuota,  ti toglie addirittura il bisogno di una vita interiore, la domanda sul senso della vita, e offre anche una certa promessa di eternità: se un certo prodotto si consuma e passa presto, potrò sempre comprarne un altro identico: la mia auto attuale presto diventerà vecchia, ma potrò acquistarne un’altra identica; e con la chirurgia estetica potrò allungare la giovinezza di molti anni, e così via. In un mondo di consumisti non si avverte neanche il bisogno di una economia diversa, il bisogno di giustizia e di fraternità."

L'economia di comunione, il progetto che è già stato illustrato dal video, è stata lanciato da Chiara Lubich in Brasile nel 1991, ma la sua ispirazione si può datare nel 1990, quando, visitando una New York allora tempio di un  capitalismo euforico per il crollo del muro di Berlino; quindi in un momento in cui in cui non si sentiva alcun bisogno di una economia alternativa, Chiara offriva la sua vita assieme ai suoi compagni, perché per il bene dell'umanità, crollasse anche un altro muro, quello del consumismo.   

In questo momento ottengono maggior peso politico internazionale le nazioni dove vive la maggioranza di persone del pianeta: questo fatto modifica  la  prospettiva del bene comune di un occidentale: fino ad oggi per un occidente consumista metro del progresso, quelle nazioni  erano al più potenziali fornitori di lavoro a basso costo, grandi mercati per i nostri prodotti, ragione di preoccupazione per i flussi migratori, obiettivi di turismo esotico e nel migliore dei casi luogo per opere filantropiche; i loro abitanti cioè non erano considerati quasi mai, se non dai missionari, come persone con diritti ed aspettative  pari a quelle dei cittadini dell'occidente, cioè come nostri fratelli.     

Ma se adesso i governi di quelle nazioni tramite il FMI possono condizionare le nostre finanze e quindi i anche i nostri comportamenti economici, diventa più chiaro che il bene comune non riguarda il destino di un miliardo e mezzo, ma di tutti i 6,5 miliardi di persone che oggi abitano il pianeta. Ponendo così tutti con pari aspettative di una vita buona, salta subito all'occhio il grande imbroglio del consumismo, e cioè  che le sue promesse di una vita felice, non sono realizzabili per tutti.

Attorno al nostro pianeta esiste una atmosfera respirabile alta 10/15 chilometri: se la terra fosse di un metro di diametro si tratterebbe di uno straterello spesso solo due millimetri.

Se tutti gli abitanti del pianeta utilizzassero tanta energia non rinnovabile quanta la media dei paesi industrializzati, si avrebbe un tale l'effetto serra da innalzare la temperatura di ben più dei due gradi considerati i massimi accettabili: si scioglierebbero i ghiacci dell'artico ed antartico allagando molte parti del pianeta, compresa la valle padana: si bloccherebbe la  corrente del golfo e la temperatura nel Nord Europa diverrebbe come quella del Canada, per molti mesi è coperto di neve e ghiaccio.

Dato che nel 2007 si è in pratica già raggiunta la quantità massima annuale estraibile di petrolio, e dato che il gas naturale non è illimitato, si dovrebbe  utilizzare quantità sempre maggiori di carbone che per KW prodotto emette molta più anidride carbonica.
Un consumismo esteso a tutti metterebbe in crisi anche altre materie prime come il rame e non sarebbe sostenibile un consumo medio di acqua dolce pari a quello oggi sprecato dagli abitanti delle nazioni industrializzate.

Ed infine non ci sarebbe - non ci sarà - se non se ne inventano di nuovi, abbastanza lavoro per la metà della popolazione del pianeta che oggi ha meno di 28 anni: non tutti potranno mantenere una famiglia. Il tempo a disposizione per politiche nuove non è molto: le nazioni emergenti crescono al ritmo del 7 - 9 per cento all'anno e così si affacciano ogni anno milioni di nuovi potenziali consumatori di  energia, di acqua, di materie prime, che avendo lavorato duro per consumare, lo esigeranno. Prima che si verifichino reazioni sociali di portata oggi inimmaginabile, va quindi ripensato il presente sistema economico, in base ai cui paradigmi ancor oggi ragionano i  governanti, che sembrano non accorgersi che dopo l'ultima crisi il sistema occidentale si tiene in piedi grazie ad artifici monetari, che proiettano nel futuro i fallimenti del passato, con sempre maggiori debiti, forse sperando che attraverso l'inflazione essi finiranno per evaporare.

Le centinaia  di  miliardi di dollari persi dalle banche negli ultimi anni per i titoli tossici immobiliari, per le insolvenze dei clienti ed ora anche per  stati che potrebbero diventare insolventi, non sono ancora tutti venuti in luce: sono nascosti nei bilanci delle banche ad un valore che non è detto sia quello che sapranno realizzare al rimborso: per questo la Federal Reserve americana, preoccupata per la loro stabilità offre loro denaro a prezzo irrisorio sperando che esse, imprestandolo a chi ne ha bisogno,  ma anche investendolo in titoli ad alto rendimento dei paesi emergenti, riescano a fare i profitti necessari a coprire tutte quelle perdite.

Peccato però che i banchieri, pensando che quegli utili sono dovuti alla loro abilità, ne intendano trattenere una buona parte per bonus personali!
Per ripensare il sistema economico occorrono occhi nuovi, occorre uscire dalla logica aberrante che per il bene comune si deve consumare sempre di più; occorre cambiare prospettiva, modo di vivere, scoprire le vie per sentirsi realizzati anche senza acquistare nuovi beni inutili o che sostituiscono altri beni che sarebbero ancora utilizzabili.

Occorre poi considerare il lavoro un vero bene sociale: nei paesi emergenti che hanno come risorsa solo materie prime, nelle poche industrie spesso lavora tre o quattro volte il personale che in aziende simili si utilizza in occidente:  un consulente occidentale sarebbe quindi portato  a consigliare di risparmiare riducendolo ad un quarto;  ma fatto questo, che farebbero tutte quelle persone e le loro famiglie? Occorre ragionare di efficienza in un modo diverso.

L'economia di comunione rovescia la prospettiva: le aziende operano per fare profitti in modo trasparente e legale, ma questi sono utilizzati in tre direzioni: per irrobustire le aziende perché competano meglio sul mercato  ed offrano più posti di lavoro; per aiutare persone in difficoltà al di fuori del loro ambito, con aiuti diretti nei momenti di emergenza e soprattutto con piccoli finanziamenti (microcredito) per permettere ai senza lavoro di inventarsene uno produttivo; ed infine per diffondere una cultura di comunione, senza la quale il sistema non può operare; lo si realizza anche ospitando stages di giovani anche di altre nazioni, perché imparino un mestiere ed a vivere in comunione, invece che in competizione come spesso si insegna nelle aziende di oggi.

Uno dei dibattiti del presente, che accende imprenditori e manager da una parte e lavoratori dall'altra, è l'aumento della produttività dell'azienda: i primi guardano ai vantaggi economici dell'aumento di efficienza, gli altri al maggior impegno e   responsabilità che essa comporta.
Eppure aumentare la produttività è un modo di vivere la povertà, che è giusto perseguire ma dei cui frutti non è giusto si impadronisca solo una parte.
In un mondo dalle risorse limitate, ottenere i prodotti che servono senza sprecare risorse è  senz'altro cosa buona: l'economia di comunione sotto questo profilo porta tutti gli attori dell'economia dalla stessa parte, dato che fa dei maggiori profitti un bene sociale.

Nella mia azienda che opera come consulente nel mondo petrolifero, in cui molto sprechi che si trasformano anche in inquinamento, noi proponiamo ad aziende di tutto il mondo, ed esse ne capiscono la logica in tutte le culture, di adottare delle regole interne secondo le quali i maggiori profitti ottenuti per aumenti di efficienza siano destinati in tre direzioni, invece che unicamente per i soci e per grossi premi ai manager: una parte per migliorare gli impianti dell'azienda e la formazione del personale, una parte per il territorio in cui l'azienda opera, riducendo l'impatto ambientale e finanziando opere sportive, sanitarie o formative, ed una parte per incentivi monetari al personale.

Certo grossi premi ai manager permettono di ostentare una agiatezza che attira  lo sguardo degli altri: tutti gli esseri umani amano attirare lo sguardo degli altri e questo è uno dei principali motivi per cui  si compera  un Rolex che non serve per guardare l'ora, o una Ferrari che non serve per spostarsi, visto che poi difficilmente la si potrebbe lasciare posteggiata per la strada.

Il fatto che gli abitanti del territorio sappiano che il nuovo ospedale o il campo sportivo sono il risultato del tuo ingegno ed impegno, può attirare più sguardi di un Rolex che, quando li attira, sono di invidia.  

Perché questa proposta di una economia più umana e sostenibile sia presa seriamente in considerazione serve dimostrare che essa funziona anche sotto il profilo economico: per questo ci impegniamo a far nascere accanto alle cittadelle del movimento delle nuove aziende in un polo produttivo. Ne esistono due in Brasile, uno in Argentina, uno Belgio, uno in Italia vicino a Firenze ed uno in Portogallo inaugurato otto giorni fa con quattro aziende già operanti, alla presenza di giovani, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni locali e del parlamento.
Le aziende che attualmente aderiscono al progetto sono 797, in America del Nord e del Sud ed Europa, molte delle quali collegate tramite una rete informatica, per scambiarsi esperienze, prodotti, servizi ed aiuto: con gli utili messi in comune per gli indigenti quest'anno si sono aiutate 1300 famiglie e lo studio di 4000 giovani e finanziati piccoli progetti in America Latina, Africa ed Europa Orientale; con gli utili dedicati alla formazione si sono create borse di studio per studenti esteri della Università Sophia che a Loppiano offre un master post universitario in economia e teologia sulla Cultura dell'Unità.

L'economia di comunione fa felici e realizzati anche imprenditori non legati al movimento dei focolari, persone che in momenti molto duri della loro vita trovano conforto e gioia proprio nella condivisione anche sul posto di lavoro: altre  sono ricordate dopo anni per come lavoravano.
Nel medioevo buona parte dei guadagni erano utilizzati per costruire le cattedrali in cui le persone malgrado la loro vita grama si sentivano sublimate e lasciavano dopo magari mille anni un segno come testimoni della loro fede e cultura che anteponeva lo spirituale al materiale.

L'economia di comunione vuole anche essa costruire una cattedrale, non di pietre, ma di persone che credono in una economia umana che non è una lotta per sopravvivere ma un impegno per crescere insieme, in modo sostenibile per le generazioni dell'oggi e del domani.

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