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ETicaNews - 31/05/2012

La nuova economia è «di Comunione»

pubblicato su ETicaNews il 31/05/2012

Logo_Etica_newsTante parole, ma anche una proposta molto concreta che va sotto il nome di Economia di Comunione (EdC). Nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha ospitato il convegno “Economia: un affare di dono”, dove si è riunito Insieme per l’Europa, un insieme di attività e movimenti cristiani che lavora per favorire riconciliazione, pace, fratellanza.

Ed è in questa occasione che ha rilanciato la proposta e le idee di EdC Luigino Bruni, associato di Economia all’Università Bicocca di Milano e all’Istituto universitario Sophia di Loppiano.

Nel suo intervento, Bruni ha ricordato che in passato l’economia ha trovato forza e ispirazione anche dai carismi, dalle comunità monastiche che hanno creato laboratori vivi dai quali sono emerse le prime categorie e le prime istituzioni dell’economia di mercato. E oggi, secondo Bruni, urge «fare qualcosa» e richiamare dalla marginalità l’azione pubblica dei carismi fatta di reciprocità, gratuità-dono, bene comune. In che modo? Riportando la finanza e l’economia nelle piazze perché «è troppo rischioso lasciarle ai soli addetti ai lavori».

Secondo il professore bisogna ripartire dai poveri e rilanciare l’idea di un nuovo patto sociale e aver fiducia che i cambiamenti epocali possono essere frutto anche di una minoranza profetica, come è già avvenuto. Infine, i giovani: loro possono ridare una nuova all’economia e alla finanza. Per Bruni è necessario dunque definire azioni puntuali: moratoria sulla pubblicità rivolta ai bambini, sul gioco d’azzardo, una Tobin Tax o qualcosa di simile, un rafforzamento dell’economia sociale e civile.

La proposta lanciata da Bruni si rifà dunque a Economia di Comunione, di cui lo stesso professore è coordinatore della commissione internazionale. Ma di che cosa si tratta, di preciso? Edc è un movimento che coinvolge imprenditori, imprese, associazioni, istituzioni economiche, ma anche lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, studiosi, operatori economici, poveri, cittadini, famiglie. Tutto questo è nato nel maggio del 1991 dalla fondatrice del movimento dei focolari, Chiara Lubich, a San Paolo, in Brasile.

Lo scopo di EdC, spiega il sito del movimento, è quello di «contribuire, alla luce del Carisma dell’Unità, a dar vita ad imprese fraterne che sentono come propria missione sradicare la miseria e l’ingiustizia sociale, per contribuire ad edificare un sistema economico e una società umana di comunione dove, ad imitazione della prima comunità cristiana di Gerusalemme, “non vi era alcun indigente tra di essi” (At 4,32-34)». Una sorta di ritorno alle origini del cristianesimo, in qualche modo.

EdC è una realtà diffusa ormai in tutto il mondo ed è coordinata da una commissione centrale e da commissioni locali, legate a quella principale in base al principio di sussidiarietà. Ne fanno parte oltre 800 imprese, delle quali quasi 500 in Europa (e oltre 200 in Italia), più di 200 in America Latina, qualche decina sparsa tra America del Nord e Asia, oltre ad alcune unità in Africa e Australia (scarica il Pdf dell’ultimo rapporto).

Questa struttura, comunque, non vuole delegare tutta l’attività alle “alte sfere”, tutt’altro. Si legge ancora sul sito: «Chi, a qualsiasi livello, aderisce all’EdC si impegna a vivere alla luce del carisma dell’unità i valori e la cultura della comunione, sia come singolo sia nelle organizzazioni in cui opera, e farsene animatore e promotore. In particolare si impegna, con le idee e con l’azione, affinché la cultura della comunione, del dare e della reciprocità penetri sempre più il mondo dell’economia e lo informi di sé a tutti i livelli». Ciascuno, dunque, resta responsabile delle proprie azioni.

L’asse portante del movimento è rappresentato da imprese o organizzazioni produttive, anche non lucrative (è presente pure il mondo del non profit, così come le imprese sociali e civili, le cooperative, le associazioni eccetera).

L’impegno che prendono le imprese EdC è quello di «generare nuova ricchezza e a creare nuovi posti di lavoro, con creatività e innovazione, e quindi condividere gli utili per i fini del Progetto EdC, anche oltre l’ambito dei suoi normali portatori di interesse». Tutto questo è declinato in attività molto concrete. Il movimento, infatti, dà vita a dei Poli produttivi, soprattutto nelle “Cittadelle” del Movimento dei focolari di cui sono parte integrante.

Ma quali sono i requisiti necessari per passare la verifica della commissione locale ed entrare a far parte di EdC? L’organizzazione ne ha previsti sei. In primo luogo, serve «un serio impegno da parte dell’imprenditore/i ad iniziare un cammino di comunione con la commissione locale e con tutto il movimento EdC locale ed internazionale, non solo come singola persona ma, in caso di imprenditori, anche come espressione della comunità aziendale». Naturalmente, è necessario condividere gli scopi del progetto e delle finalità del carisma dell’Unità di cui l’EdC è espressione.

Uno dei punti più interessanti, sul quale è probabile che si soffermi la maggior parte delle riflessioni dei potenziali interessati, è costituito da questa triplice richiesta rivolta alle aziende: «L’apertura a destinare gli utili aziendali, quando sono presenti, secondo i tre scopi del progetto, che sono: (1) aiuto concreto agli indigenti, (2) la formazione di “uomini nuovi”, (3) lo sviluppo dell’impresa e/o distribuiti ai soci».

Inoltre, nella “carta” che EdC chiede ai suoi componenti di condividere, si trova anche la richiesta di «ispirare la propria governance aziendale alla fraternità, secondo il documento “linee per condurre un’impresa EdC”», oltre che di «intendere e vivere il rapporto con le persone in situazione di indigenza su un piano di sostanziale dignità, rispetto, uguaglianza, reciprocità e di comunione». Infine, il sesto e ultimo requisito consiste nel «concepire la propria azienda e/o azione come un luogo e uno strumento per ridurre l’indigenza, la miseria e l’ingiustizia, sia nel proprio contesto locale sia a livello globale».

Nella “Carta di identità” di Edc, infine, non potevano mancare riferimenti espliciti alla realtà religiosa nella quale è nata e continua a essere inserito il movimento. In particolare, «l’EdC coopera con le varie iniziative delle Chiese, delle varie religioni e della società civile e politica, di cui si sente espressione vitale e strumento di unità» e «contribuisce a che “tutti siano uno” (Gv, 17,21)».

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